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mercoledì 18 dicembre 2019

"L'età di Giustiniano" presentazione a Mestre

Per il ciclo di incontri culturali, la libreria La Bottega di Manuzio chiude il 2019 ospitando la presentazione di «L’età di Giustiniano» Carocci 2019, ultimo lavoro storico del professor Giorgio Ravegnani.
L’incontro – prima presentazione assoluta del libro – è in programma giovedì 19 dicembre 2019, alle ore 18.00, presso La bottega di Manuzio in via Gerlin 5 a Mestre. L’autore dialogherà con il bizantinista Nicola Bergamo. Ingresso libero fino a esaurimento posti disponibili. Info: info@labottegadimanuzio.com.
Giustiniano (482-565) è il più noto imperatore di Bisanzio. Originario dell'Illirico, percorse una brillante carriera pubblica fino a salire al trono nel 527 assieme alla famosa consorte, Teodora. Il nuovo sovrano di Bisanzio si sentiva profondamente romano e si ripropose di attuare alcuni obiettivi che cambiarono profondamente l'assetto del suo impero, riformandolo dall'interno, raccogliendo in modo sistematico il diritto romano ed eliminando ogni forma di dissidenza religiosa. Riconquistò poi almeno in parte i territori già appartenuti a Roma e caduti nel V secolo sotto il dominio dei barbari. Il libro restituisce la complessità della sua figura e del suo potere al centro delle crisi militari, demografiche, politiche e teologiche che agitarono l'Impero romano d'Oriente in età tardoantica.
Giorgio Ravegnani, professore ordinario di Storia medievale, insegna Storia medievale, Storia dell’Italia bizantina e Storia militare del Medioevo all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Tra le sue numerose pubblicazioni: La corte di Bisanzio, Essegi, Ravenna 1984 (poi Jouvence, 1989); I bizantini e la guerra. L’età di Giustiniano, Jouvence, 2004; La storia di Bisanzio, Jouvence, 2004; I bizantini in Italia, Il Mulino, 2004; Bisanzio e Venezia, Il Mulino, 2006; Introduzione alla storia bizantina, Il Mulino, 2006 (nuova ed. 2008); Imperatori di Bisanzio, Il Mulino, 2008; Soldati e guerre a Bisanzio: il secolo di Giustiniano, Il Mulino, 2009; Bisanzio e le crociate, Il Mulino, 2011; Gli esarchi d’Italia, Aracne editrice, 2011; La caduta dell’impero romano, Il Mulino, 2012; Il doge di Venezia, Il Mulino, 2013; La vita quotidiana alla fine del mondo antico, Il Mulino, 2015; Andar per l’Italia bizantina, Il Mulino, 2016; Teodora. La cortigiana che regnò sul trono di Bisanzio, Salerno editrice, 2016 e Il traditore di Venezia. Vita di Marino Falier doge, Laterza, 2017; Galla Placidia, Il Mulino, 2017; Ezio, Salerno editrice, 2018.
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sabato 21 settembre 2019

"L'imperatore nel suo labirinto" presentazione a Genova

Sabato 21 settembre 2019 alle ore 17,30 presso la Libreria "L'Antico Portale" in vico Sant'Antonio 3 a Genova si tiene la presentazione dell'ultimo saggio di Marco Brando "L'imperatore nel suo labirinto. Usi, abusi e riusi del mito di Federico II di Svevia" (Tessere, 2019) presentato dall’autore insieme a Roberto Bisio, architetto e studioso di storia locale, che offre l'occasione per ricordare uno dei maggiori nemici della fiera Genova medievale e uno dei più celebri protagonisti di quell’epoca.
La lotta, nel XIII secolo, tra i genovesi e l'imperatore è stata tra le più dure del Medioevo. Ancor più dopo l'elezione come papa dell'acerrimo rivale dello Svevo, il ligure Sinibaldo Fieschi, col nome di Innocenzo IV. Cosicché, per festeggiare la dipartita dello Svevo, nel 1250 a Genova venne rielaborato lo stemma cittadino, inserendo tra gli artigli del Grifo l'aquila imperiale e la volpe di Pisa (alleata dell'imperatore), con il motto: "Gryphus ut has angit sic hostes Janua frangit" ("Così come il grifone li stringe, allo stesso modo Genova distrugge i nemici").
Otto secoli dopo il grande imperatore continua a essere molto citato: l'ultimo a farlo è stato, recentemente, il premier Giuseppe Conte, mentre spiegava le ragioni della fine del suo primo governo. Il libro di Brando racconta, tra passato e presente, in quale modo la figura del sovrano normanno-svevo sia ancora molto presente nell'immaginario della gente e nel dibattito pubblico. Tanto che - di fronte all'affetto manifestato dai meridionali (e al grandissimo amore dimostrato soprattutto dai pugliesi) - si incontra, in tono meno enfatico ma resistente, un senso di rivalsa da parte degli altri italiani (soprattutto in quel Nord che la retorica leghista fino a pochi anni fa chiamava Padania). Così come nei Paesi europei di cultura tedesca e in quelli arabi si continuano a fare i conti, in modi diversi, con la sua memoria.
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