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Rassegna stampa quotidiana di news, eventi informazioni culturali in diretta dal Medioevo realizzata dall'Associazione Culturale Italia Medievale. Pagina con aggiornamento ad intervalli NON regolari. Non rientrante nella categoria della informazione periodica stabilita dalla Legge 7 marzo 2001, n. 62. Se desideri vedere il tuo evento segnalato in questo spazio scrivici una mail: info@italiamedievale.org
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martedì 4 marzo 2025
giovedì 14 aprile 2022
Visita guidata alla Chiesa di San Maurizio a Milano
Sabato 16 aprile 2022 alle ore 11,30 a Milano si tiene una
visita alla chiesa di San Maurizio nella sua completezza, per ammirare
non solo la struttura rinascimentale con gli splendidi affreschi di
Bernardino Luini, ma anche per osservare le strutture romane
riutilizzate nel monastero, a cui era annessa la chiesa. Ripercorreremo
le vicende del Monastero Maggiore, il più importante di Milano, sorto
sulle antiche strutture del circo e delle mura romane di Mediolanum, per
secoli celati nei chiostri monastici.
Sarà inoltre un’occasione unica per visitare in particolare la torre del circo tardoromano, a cui si può accedere solo con visita guidata.
Sarà inoltre un’occasione unica per visitare in particolare la torre del circo tardoromano, a cui si può accedere solo con visita guidata.
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mercoledì 6 ottobre 2021
"Gli affreschi arturiano di Frugarolo" presentazione a Alessandria
“Gli affreschi arturiani di Frugarolo: un percorso di valorizzazione”
di Giulia Quarantini è il titolo del saggio che sarà presentato giovedì
7 ottobre 2021 alle ore 17,00 presso la Biblioteca Civica “Francesca Calvo” di Alessandria. Nelle Sale d'Arte, site nello stesso edificio che
ospita la Biblioteca, sono conservati questi famosi affreschi
nell'allestimento denominato le “Stanze di Artù”, un capolavoro
recuperato e riportato a conoscenza del pubblico.
All’iniziativa sarà presente il Sindaco della Città di Alessandria e Assessore alla Cultura Gianfranco Cuttica di Revigliasco. “Il ritrovamento di questi affreschi nel 1971 nella torre di Frugarolo e l’urgente intervento della sopraintendenza e della ditta Nicola Restauri per recuperare questi capolavori prima che rischiassero di essere perduti, spiega il Sindaco Cuttica, sono stati fondamentali per salvaguardare un pezzo della storia della nostra comunità. Conservo altrettanto vivo il ricordo delle energie profuse affinché gli affreschi tornassero al loro splendore iniziale e potessero essere mostrati al pubblico, cosa che si realizzò nel 1999. La ricerca presentata in questo volume e realizzata da Giulia Quarantini è un ulteriore approfondimento storico e artistico di un’opera trecentesca che è testimonianza dell’evoluzione culturale e artistica della nostra comunità, che va ad annoverarsi alle altre testimonianze di quel periodo storico presenti sul nostro territorio. Ritengo importante, conclude Cuttica, iniziative di questo genere che regalano al pubblico l’opportunità di meglio apprezzare il nostro patrimonio”.
L'argomento della camera lanzaloti di Alessandria, gli amori tra Lancillotto e Ginevra, rivela l'esistenza di una nobiltà romantica e cavalleresca, che aspira e sogna la vita delle grandi corti milanesi, nel mezzo di campagne oggi totalmente lontane da ogni centralità, ma che nel Trecento erano campo di battaglia conteso tra l'impero e i potenti italiani; terra tra montagne e mare, tra Genova, dai sapori ancora bizantini e orientali, Milano, ricca e potente, fucina dell'arte più moderna, e le corti del Monferrato, di cui Alessandria fu spesso rivale e concorrente.
La ricerca nell’identificazione dell’autore di questo affresco attraversa altre manifestazioni artistiche di grande pregio sul territorio (Sezzadio, Palatium Vetus, Cassine), evidenziando l’originalità stilistica del maestro o della bottega che ha ricevuto l’ordine da Andreino Trotti, nobile cavaliere vassallo di Milano, di riprodurre un tema tanto specifico: quegli stessi affreschi che Lancillotto dipinge per ricordare l’amata Ginevra nelle sale della fata Morgana.
Ciò che accomuna la camera lanzaloti alessandrina a gran parte della produzione di cicli di affreschi contemporanea è la volontà di immedesimazione: chi si trovava ai piedi delle storie amorose e guerresche di queste belle figure galanti non poteva che aspirare a partecipare alle emozioni, al gusto e alle vicende di questi eroi letterari.
Il saggio, che è pubblicato da Italia Medievale, sarà presentato dall'autrice Giulia Quarantini con la partecipazione di Maurizio Calì Presidente dell’Associazione Italia Medievale.
Nel lavoro svolto l’autrice ha cercato di inserire il ciclo cavalleresco del XIV secolo nella trama dei monumenti medievali presenti nella città spesso nella forma di rovina o di assenza: se da un lato Palatium Vetus dimostra la rivitalizzazione di un edificio storico, la grande e antica Cattedrale di San Pietro, il vivace mercato che attorno ad essa si svolgeva e che coinvolgeva l'intera città dalla platea maior al Tanaro, non sono che memorie.
Giulia Quarantini si è diplomata all'Accademia di Belle Arti di Brera con la professoressa Marina Corgnati, docente di Storia dell'Arte. Questo volume è un adattamento della sua tesi di laurea.
Ha realizzato anche il sito Alessandria Medievale, una vetrina delle opere e delle tracce dell’arte dell’epoca in città. L'accesso alla Biblioteca per la presentazione del volume, è previsto fino ad esaurimento dei posti disponibili, contingentati a causa della normativa anti Covid vigente, previa verifica Green pass e prenotando ai seguenti recapiti: biblioteca.civica@comune.alessandria.it, tel: 0131 515909.
All’iniziativa sarà presente il Sindaco della Città di Alessandria e Assessore alla Cultura Gianfranco Cuttica di Revigliasco. “Il ritrovamento di questi affreschi nel 1971 nella torre di Frugarolo e l’urgente intervento della sopraintendenza e della ditta Nicola Restauri per recuperare questi capolavori prima che rischiassero di essere perduti, spiega il Sindaco Cuttica, sono stati fondamentali per salvaguardare un pezzo della storia della nostra comunità. Conservo altrettanto vivo il ricordo delle energie profuse affinché gli affreschi tornassero al loro splendore iniziale e potessero essere mostrati al pubblico, cosa che si realizzò nel 1999. La ricerca presentata in questo volume e realizzata da Giulia Quarantini è un ulteriore approfondimento storico e artistico di un’opera trecentesca che è testimonianza dell’evoluzione culturale e artistica della nostra comunità, che va ad annoverarsi alle altre testimonianze di quel periodo storico presenti sul nostro territorio. Ritengo importante, conclude Cuttica, iniziative di questo genere che regalano al pubblico l’opportunità di meglio apprezzare il nostro patrimonio”.
L'argomento della camera lanzaloti di Alessandria, gli amori tra Lancillotto e Ginevra, rivela l'esistenza di una nobiltà romantica e cavalleresca, che aspira e sogna la vita delle grandi corti milanesi, nel mezzo di campagne oggi totalmente lontane da ogni centralità, ma che nel Trecento erano campo di battaglia conteso tra l'impero e i potenti italiani; terra tra montagne e mare, tra Genova, dai sapori ancora bizantini e orientali, Milano, ricca e potente, fucina dell'arte più moderna, e le corti del Monferrato, di cui Alessandria fu spesso rivale e concorrente.
La ricerca nell’identificazione dell’autore di questo affresco attraversa altre manifestazioni artistiche di grande pregio sul territorio (Sezzadio, Palatium Vetus, Cassine), evidenziando l’originalità stilistica del maestro o della bottega che ha ricevuto l’ordine da Andreino Trotti, nobile cavaliere vassallo di Milano, di riprodurre un tema tanto specifico: quegli stessi affreschi che Lancillotto dipinge per ricordare l’amata Ginevra nelle sale della fata Morgana.
Ciò che accomuna la camera lanzaloti alessandrina a gran parte della produzione di cicli di affreschi contemporanea è la volontà di immedesimazione: chi si trovava ai piedi delle storie amorose e guerresche di queste belle figure galanti non poteva che aspirare a partecipare alle emozioni, al gusto e alle vicende di questi eroi letterari.
Il saggio, che è pubblicato da Italia Medievale, sarà presentato dall'autrice Giulia Quarantini con la partecipazione di Maurizio Calì Presidente dell’Associazione Italia Medievale.
Nel lavoro svolto l’autrice ha cercato di inserire il ciclo cavalleresco del XIV secolo nella trama dei monumenti medievali presenti nella città spesso nella forma di rovina o di assenza: se da un lato Palatium Vetus dimostra la rivitalizzazione di un edificio storico, la grande e antica Cattedrale di San Pietro, il vivace mercato che attorno ad essa si svolgeva e che coinvolgeva l'intera città dalla platea maior al Tanaro, non sono che memorie.
Giulia Quarantini si è diplomata all'Accademia di Belle Arti di Brera con la professoressa Marina Corgnati, docente di Storia dell'Arte. Questo volume è un adattamento della sua tesi di laurea.
Ha realizzato anche il sito Alessandria Medievale, una vetrina delle opere e delle tracce dell’arte dell’epoca in città. L'accesso alla Biblioteca per la presentazione del volume, è previsto fino ad esaurimento dei posti disponibili, contingentati a causa della normativa anti Covid vigente, previa verifica Green pass e prenotando ai seguenti recapiti: biblioteca.civica@comune.alessandria.it, tel: 0131 515909.
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domenica 14 febbraio 2021
venerdì 11 dicembre 2020
Un calendario per finanziare il restauro degli affreschi
Un classico dei regali di Natale è il calendario dell’anno che verrà.
Quello di quest’anno è un calendario speciale, nato dalla collaborazione
di tre associazioni abruzzesi attive a livello locale “Volontari delle Frazioni”, “Terra Adriatica” e “Una Fondazione per il Morrone” ed unite
nell’ambizioso progetto di finanziamento di un intervento di
manutenzione e di restauro conservativo degli affreschi presenti nella
piccola cappella dell’eremo di S. Onofrio a Sulmona, luogo in cui visse,
per alcuni anni, Pietro dal Morrone, salito sul soglio pontificio con
il nome di Celestino V.
Il luogo conserva molto della sua antica
suggestione, grazie anche a una serie di dipinti murali, i più
importanti dei quali sono collocati nel minuscolo oratorio con volta a
botte dipinta in azzurro con stelle a otto punte. Sono proprio gli
affreschi i protagonisti dei diversi mesi del 2021: immagini che
raccontano una delle più antiche e preziose testimonianze della pittura
medievale abruzzese. Il ricavato del calendario, rappresentato dalle
offerte spontanee di chiunque vorrà sostenere questa iniziativa, sarà
interamente impiegato per il restauro degli affreschi di Sant’Onofrio al
Morrone. L’immagine di copertina è stata gentilmente concessa dalle
guide ambientali escursionistiche di Trip Abruzzo. Le immagini degli
affreschi sono state gentilmente concesse dall’Associazione Terra
Adriatica.
Alcune copie del calendario sono da già disponibili presso
la Libreria Susi in via Mazara a Sulmona; l’edicola di piazza Capograssi
e Il Libraio di Notte, in via Cavour 23 a Popoli.
Per ulteriori
informazioni rivolgersi a: Associazione “Volontari delle Frazioni”,
Via Case Lupi 6, Sulmona, e-mail: damato.gaetano@libero.it • Associazione “Terra Adriatica”, via Fonte d’Amore 5, Sulmona, e-mail: terradriatica@gmail.com • Associazione “Una fondazione per il Morrone”, e-mail: unafondazioneperilmorrone@gmail.com.
mercoledì 6 novembre 2019
giovedì 12 settembre 2019
Visita guidata all'Oratorio di Santo Stefano
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sabato 9 febbraio 2019
Gioacchino da Fiore e gli affreschi del Battistero di Parma
Giunge a
conclusione la prima parte delle conferenze 2108-2019 del Centro Studi Medievali Ponzio di Cluny con un
appuntamento particolarmente ghiotto, ricco di novità su lavori in
fieri, che si terrà sabato 9 febbario 2019 alle ore 17,30 presso l'Istituto Scalabrini di Bassano del Grappa (VI).
Il relatore è il prof. Arturo Calzona, docente di Storia dell'Arte Medievale presso l'Università di Parma che parlerà di Gioacchino da Fiore e gli affreschi del Battistero di Parma.
Il
Battistero di Parma è un edificio di grande interesse sia per quanto
riguarda la sua architettura, ma anche le sculture e il grande ciclo
dipinto della volta. La sua costruzione è iniziata nel 1196 ed è
attribuita a Benedetto Antelami, maestro già attivo nella Cattedrale
parmense nel 1178 dove realizza un pulpito di cui sono rimaste solo
alcune parti scolpite tra cui la famosa lastra della
Crocifissione/Deposizione. ll Battistero (architettura, scultura e
pittura) è dunque una complessa macchina simbolica in cui si affiancano e
si sovrappongo messaggi diversi, ma complementari. Gli anni della sua
realizzazione corrispondono peraltro gli anni di Gioacchino da Fiore,
di Gherardo da San Donnino, di Salimbene e di Giovanni da Parma,
generale di Francescani fino al 1257, ma sono anche gli anni di
Federico II, Ezzelino da Romano e Oberto Pallavicino, sono ancora gli
anni in cui si sviluppano alcuni movimenti ereticali e si affermano
nuovi “santi del lavoro”, i nuovi ordini mendicanti dei Minori e dei
Predicatori. Cercheremo dunque di vedere come tutto questo si trasforma e
“pesa” nel sistema di immagine dell’edificio.
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mercoledì 2 gennaio 2019
L'Albero della Fecondità di Massa Marittima
La medievale Fonte dell'Abbondanza di Massa Marittima (GR) non smette mai di stupire. Durante
la nuova fase di restauro, finanziata grazie all'Art Bonus, sulla
parete centrale accanto a quella dove è dipinto il celebre albero sono
emersi nuovi affreschi di cui non si aveva notizia.
Per far conoscere al pubblico queste nuove e importanti scoperte venerdì 4 gennaio 2019
sono state organizzate una serie di visite guidate dal titolo “Arte in
cantiere” a cura di ConfGuide Grosseto in collaborazione con il Comune
di Massa Marittima e la Cooperativa sociale Zoe. La Fonte
dell'Abbondanza fu edificata nel 1265 dal podestà Ildebrandino ed è
costruita su tre arcate. Per secoli è stato il luogo principale
dell’approvvigionamento idrico di Massa Marittima e in origine le vasche
erano piene d’acqua e le pareti della fonte riccamente affrescate.
La
caratteristica che rende unica questa Fonte è il modernissimo e profano
affresco visibile sulla facciata di sinistra, denominato “Albero della
Fecondità”, sopravvissuto fino ai nostri giorni grazie allo strato
sottile di calcare che lo ricopriva. Ma cosa si cela dietro la sua
simbologia ? Cosa rappresentano gli affreschi recentemente scoperti
nella parete centrale del monumento? Queste visite rappresentano quindi
una straordinaria opportunità per entrare nel cantiere di restauro,
apprezzare i dettagli e la complessità del ciclo figurativo, ascoltare
le parole del restauratore e conoscere tutte le novità iconografiche
venute alla luce su questi affreschi.
Affreschi che ad oggi costituiscono una delle più interessanti
scoperte per pittura profana in Toscana. Gli orari delle visite guidate
sono: alle ore 10.30, 11.30, 14,30 e 15.30 e potranno partecipare fino
ad un massimo di 15 persone per ogni visita e solo su prenotazione. Il
costo è di 7 euro, gratuito per bambini sotto i 12 anni, e per
informazione e prenotazioni si può telefonare al numero 0566906525 in
orario ufficio, o al numero 3496116276, e ancora sulla pagina Facebook di Confguide Grosseto.
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domenica 11 novembre 2018
"Regulus" presentazione a Siena
Domenica 11 novembre 2018, alle ore 16.30 presso la Libreria Becarelli, in Via G. Mameli 14/16 a Siena, si tiene la presentazione di "Regulus. Un altro sguardo sul Guidoriccio" di Marco Farmeschi.
Interverranno oltre all'autore:
Mario Ascheri, Fiora Bonelli, Lucia Monaci Moran, Mario Papalini.
La figura nel grande affresco con Guidoriccio a cavallo all’assedio di Montemassi, presente nella Sala del Consiglio in Palazzo Pubblico di Siena, potrebbe identificarsi in origine con il ritratto del console romano Marco Attilio Regolo affrescato da Simone Martini nel “concistoro de nove” nel 1330. Ad ogni modo risulta sorprendente la somiglianza del profilo di Guidoriccio con quello del console coniato in alcune medaglie.
Mario Ascheri, Fiora Bonelli, Lucia Monaci Moran, Mario Papalini.
La figura nel grande affresco con Guidoriccio a cavallo all’assedio di Montemassi, presente nella Sala del Consiglio in Palazzo Pubblico di Siena, potrebbe identificarsi in origine con il ritratto del console romano Marco Attilio Regolo affrescato da Simone Martini nel “concistoro de nove” nel 1330. Ad ogni modo risulta sorprendente la somiglianza del profilo di Guidoriccio con quello del console coniato in alcune medaglie.
mercoledì 19 settembre 2018
Chiara Frugoni a Lugano
L’Associazione “Biblioteca Salita dei Frati” ospita mercoledì 19 settembre 2018 a Lugano
alle 20.30 la storica Chiara Frugoni sui temi della sua opera Quale Francesco? Il messaggio nascosto negli affreschi della Basilica superiore di Assisi (Torino,
Einaudi, 2015, 608 p.). Introduce Fernando Lepori.
San Francesco fu
trasportato nella grande basilica inferiore di Assisi nel 1230, quattro
anni dopo la sua morte. Una serie di documenti ci assicura che a metà
del Duecento anche la basilica superiore era del tutto
completata. Le pareti rimasero però prive di dipinti per circa
sessant’anni. Perché? Era molto difficile per l’ordine francescano, che
nel frattempo si era molto allontanato dagli intendimenti di Francesco,
decidere cosa rappresentare della sua vita perché la sua proposta così
aspra e dura non era più proponibile come modello per i frati. D’altra
parte la Basilica superiore fu concepita come grande luogo di riunione
per i capi dell’ordine, per cerimonie ufficiali spesso presiedute dal
papa, la cui cattedra troneggia ancora nell’abside. Quindi bisognava
illustrare la vita del grande fondatore tenendo conto dei cambaamenti
sopravvenuti. Il ciclo dedicato a san Francesco era dunque diretto non a
pellegrini e devoti ma alle più alte cariche dell’ordine francescano.
Per tutte queste ragioni si tratta di un ciclo molto complicato da
decifrare e che riserva molte sorprese, alcune delle quali le scopriremo
insieme.
Chiara Frugoni, dopo la laurea e il perfezionamento, concluso presso
la Scuola Normale Superiore di Pisa, ha insegnato Storia medioevale
nelle Università di Pisa e Roma II. Caratteristica peculiare del metodo
dei suoi studi storici è sempre stata l’unione di testi e immagini,
considerati fonti di pari dignità. Su Francesco d’Assisi ha pubblicato
due studi fondamentali: Francesco e l’invenzione delle stimmate: una
storia per parole e immagini fino a Bonaventura e Giotto, Torino,
Einaudi, 1993 (premio Viareggio per la saggistica 1994) e Vita di un
uomo: Francesco d’Assisi, Torino, Einaudi, 201718, con prefazione di
Jacques Le Goff. Fra le altre sue pubblicazioni ci limitiamo a
ricordare: L’affare migliore di Enrico. Giotto e gli affreschi della
cappella Scrovegni, Torino, Einaudi, 2008; Le storie di San Francesco.
Guida agli affreschi della Basilica superiore di Assisi, Torino,
Einaudi, 2010; Storia di Chiara e Francesco, Torino, Einaudi, 2011;
Francesco e le terre dei non cristiani, Milano, Edizioni Biblioteca
Francescana, 2012; San Francesco e il lupo, un’altra storia, con
illustrazioni di Felice Feltracco, Milano, Feltrinelli, 2013; San
Francesco e la notte di Natale, con illustrazioni di Felice Feltracco,
Milano, Feltrinelli, 2014; Una solitudine abitata. Chiara d’Assisi,
Roma, Laterza, 2016.
Vivere nel Medioevo (Edizioni Il Mulino, 2017) è la
pubblicazione più recente di Chiara Frugoni, considerata una delle
maggiori studiose dell’età di mezzo. Un’indagine approfondita che indaga
la vita delle famiglie durante il medioevo.
L’appuntamento a ingresso libero sarà in Salita dei Frati 4 a Lugano. Informazioni al numero 004191 923 91 88, sito www.bibliotecafratilugano.ch.
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Ubicazione:
Salita dei Frati 4, 6900 Lugano, Svizzera
venerdì 26 gennaio 2018
San Galgano e la spada nella roccia
Sabato 27 gennaio 2018 dalle ore 10,00 si tiene una visita guidata a "San Galgano e la spada nella roccia".
In una valle isolata tra le colline, si trovano un’antica e grandiosa Abbazia cistercense, ormai sconsacrata e in parte diroccata, e 50 metri più in alto, sulla collina di Montesiepi,
una piccola cappella di forma circolare al cui interno si custodisce
una delle “reliquie” più affascinanti e misteriose dell’intera regione:
la spada nella roccia di San Galgano.
Proprio al centro della cappella circolare, dal pavimento in cotto sporge uno sperone di roccia, al cui interno è incastonata una spada cruciforme, che dalle analisi risulta forgiata all’incirca nel 1170. Sempre nella cappella ci sono alcuni affreschi del ‘300 che la ritraggono con esattezza di particolari. Lo spettacolo è a dir poco suggestivo.
Informazioni Tecniche:
Il percorso è molto semplice, si consigliano comunque le scarpe da ginnastica e abbigliamento comodo.
Durata: circa 2 ore e 30 minuti.
Appuntamento: ore 10:00, nel parcheggio delle automobili vicino all'Abbazia di San Galgano
Difficoltà: Facile
Costo: visita guidata 10 € a persona, (i bambini sotto i 10 anni saranno gratuiti), + biglietto d'ingresso all'Abbazia di San Galgano (Biglietto intero: € 3,50. Biglietto ridotto, per ragazzi under 18, adulti over 65, studenti con tessera universitaria e famiglie composte da più di 4 componenti: € 3,00. Biglietto gratuito, per bambini fino a 6 anni e accompagnatori di disabili).
La visita sarà guidata da Giampaolo Terrosi, Archeologo medievista e Guida Turistica Professionale abilitata.
Per chi vuol partecipare la prenotazione è obbligatoria e saranno accettate solo quelle pervenute per via telefonica o email ai contatti:
Proprio al centro della cappella circolare, dal pavimento in cotto sporge uno sperone di roccia, al cui interno è incastonata una spada cruciforme, che dalle analisi risulta forgiata all’incirca nel 1170. Sempre nella cappella ci sono alcuni affreschi del ‘300 che la ritraggono con esattezza di particolari. Lo spettacolo è a dir poco suggestivo.
Informazioni Tecniche:
Il percorso è molto semplice, si consigliano comunque le scarpe da ginnastica e abbigliamento comodo.
Durata: circa 2 ore e 30 minuti.
Appuntamento: ore 10:00, nel parcheggio delle automobili vicino all'Abbazia di San Galgano
Difficoltà: Facile
Costo: visita guidata 10 € a persona, (i bambini sotto i 10 anni saranno gratuiti), + biglietto d'ingresso all'Abbazia di San Galgano (Biglietto intero: € 3,50. Biglietto ridotto, per ragazzi under 18, adulti over 65, studenti con tessera universitaria e famiglie composte da più di 4 componenti: € 3,00. Biglietto gratuito, per bambini fino a 6 anni e accompagnatori di disabili).
La visita sarà guidata da Giampaolo Terrosi, Archeologo medievista e Guida Turistica Professionale abilitata.
Per chi vuol partecipare la prenotazione è obbligatoria e saranno accettate solo quelle pervenute per via telefonica o email ai contatti:
Cell: 349/8121735 - E-mail: gterrosi@gmail.com; www.guidaturisticagrosseto .it
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Ubicazione:
Località San Galgano, 53012 Chiusdino SI, Italia
sabato 20 gennaio 2018
Visita guidata gratuita alla basilica di San Lanfranco
Domenica 21 gennaio 2018 dalle ore 15.30 i volontari della Onlus Amici di San Lanfranco proporranno la visita guidata gratuita al complesso Abbaziale di San Lanfranco a Pavia. Ritrovo sul piazzale della chiesa in Via Lanfranco Beccari, 4 a Pavia.
Il professore Gualtiero Tacchini guiderà i visitatori in una delle più antiche Basiliche di Pavia fondata dai monaci Vallombrosani, al Chiostrino restaurato, opera giovanile dell'Amadeo, agli affreschi e all'arca marmorea di pregevole fattura.
L'intero complesso monastico è composto
dalla chiesa a navata unica con la pianta a croce latina, affiancato da
un campanile a pianta rettangolare, aperto in alto da trifore e da un
tiburio a loggetta cieca, un piccolo chiostro quadrato quattrocentesco,
un chiostro maggiore risalente a fine Quattrocento, una parte rustica a uso agricolo, oggi sede del Tennis Club, e un piccolo cimitero, che si trovano vicino al Ticino, su una piccola lanca.
La chiesa, risalente ai secoli XII-XIII,
ha il tradizionale impianto tardo-romanico pavese e lombardo in
generale, con murature e facciata in laterizi, quest'ultima è a capanna,
tripartita e decorata da bacini in maiolica.
La navata, scandita in quattro campate
da sottili pilastri compositi, è coperta da volte a crociera lievemente
cupoliformi, ritmate da arcate trasversali in doppia ghiera, mentre i
bracci del transetto hanno volte a botte, dove si eleva la cupola su un
tiburio ottagonale.
In base a studi della metà dell'Ottocento si è ipotizzato che all’inizio del Settecento
la copertura della navata della chiesa sia stata rialzata, dato è quasi
nascosto il lato occidentale del tamburo della cupola, di cui oggi si
possono individuare le mensolette, in corrispondenza della sommità degli
archi laterali delle volte interne della navata.
L'interno della chiesa è decorato con
affreschi di stile medievale e rinascimentale, con sulla parete destra
alcuni affreschi votivi del primo Duecento legati al luogo di sepoltura di San Lanfranco, il Redentore in trono supplicato dalla Vergine e dal Vescovo Lanfranco, l’assassinio nella cattedrale di San Tommaso Becket, assassinato nel 1170 nella cattedrale di Canterbury da Enrico II, e la figura dello stesso San Tommaso benedicente.
A sinistra si possono vedere il Redentore in un nimbo crocifero e gemmato e la grande figura di San Cristoforo, mentre nella nicchia del braccio destro del transetto c’è un affresco della seconda metà del XV secolo con la Madonna in trono, San Benedetto, San Giovanni Gualberto e un piccolo gruppo di monaci.
Il presbiterio ospita il coro ligneo quattrocentesco intagliato, con lo stemma e il nome del committente, l’abate Luca Zanachi.
Sul lato destro della chiesa si apre il
chiostrino rinascimentale, un tempo quadrato, con cinque arcate per
ciascun lato, sorrette da colonnine binate in marmo di Verona e rette da volte a crociera.
Sui lati del chiostrino si trovano i
vani, oggi adibiti a depositi e magazzini, che un tempo erano le
cellette dei monaci fondatori dell'abbazia, mentre nel lato interno
resta una sola ala con tre arcate decorate da terracotte, colonne binate
e coperture a crociera.
Il chiostro maggiore è su tre lati e si
salda ai corpi bassi della parte rustica, con un portico di gusto
rinascimentale, coperto da volte a crociera e sorretto da esili
colonnine in granito, poggianti su un muretto, con capitelli
quattrocenteschi, mentre i sostegni angolari recano un'insolita sezione
ovale.
La decorazione in cotto è solo sul
profilo degli archi e della fascia-parapetto che corre sui tre lati, che
lascia un grande spazio ad ampie stesure d'intonaco, come dimostrano le
figure dipinte nei clipei e le tracce di affresco sulla
fascia-parapetto del lato ovest.
Nel piano superiore del lato nord si trovano alcuni locali, oggi usati come abitazione del parroco.
venerdì 19 gennaio 2018
Festa all'Eremo di S. Alberto di Butrio
Dalle 14,00 di domenica 21 gennaio 2018, presso l’Eremo di Sant’Alberto di Butrio, a Ponte Nizza, in provincia di Pavia, ci sarà una grande festa che, pochi giorni dopo la ricorrenza di Sant’Antonio, festeggia
il protettore degli animali domestici con la tipica zuppa di castagne e
latte di vacca varzese, accompagnata da un buon bicchiere di vin
brulé.
Infatti, secondo la leggenda, ogni anno
presso l’Eremo si festeggiava la festa di Sant’Antonio, in occasione
della quale veniva servita una zuppa a base di castagne e latte, latte
munto direttamente dalle mucche delle stalle di Varzi.
Non deve stupire che la castagna fosse
un ingrediente principale per la preparazione di una zuppa cosi
nutriente, infatti, fin dai tempi dei Longobardi sia il
latte delle mucche di Varzi che la castagna erano fondamentali per
l’alimentazione dei contadini che vivevano in quella zona situata tra le
colline dell’Oltrepò Pavese e i maestosi monti dell’Appennino tosco – emiliano, tanto che si narra, sia stata proprio la regina Teodolinda a portare in Italia i primi esemplari delle mucche di Varzi.
Sarà un pomeriggio all’insegna della tradizione, ma non solo, infatti, per la giornata nell’Eremo ci sarà anche la squadra dell’Auramala Project, il gruppo di ricerca che studia la vicenda di re Edoardo II d’Inghilterra
e cerca di scoprire se la tomba dell’eremo è stata davvero l’ultima
dimora del sovrano medievale inglese, che la storiografia ufficiale dice
essere morto e sepolto in Inghilterra.
Alle 14,00 e alle 15.30 ci sarà una spiegazione degli affreschi dell’eremo, a cura della profesoressa Elena Corbellini, mentre alle 15,00 e alle 16,00 si terrà un racconto della vicenda di re Edoardo II presso la sua tomba, a cura dell’Associazione Culturale Il Mondo di Tels.
Dalle 15,00 alle 16,00 Ivan Fowler,
dell’Associazione Culturale Il Mondo di Tels, sarà a disposizione dei
presenti che aspettano gli aggiornamenti sullo stato della ricerca
storica, genealogica e genetica The Auramala Project, poi alle 16,00 si terrà la benedizione degli animali.
Durante l’evento si potrà degustare la tradizionale zuppa di castagne e latte di vacca varzese cucinata dalla chef Piera Selvatico, accompagnata con il vin brulé preparato da Caterina e Giovanna Brazzola dell’Azienda Agricola Montelio, il tutto allietato da pifferi e fisarmonica.
Alle 16.30 ci sarà la conclusione con una messa solenne e benedizione, mentre i canti liturgici sono a cura del Coro Parrocchiale di Retorbido.
Per più info telefonare al numero 3451228130 oppure scrivere a ilmondoditels@gmail.com.
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Ubicazione:
27050 Abbadia Sant'Alberto PV, Italia
martedì 16 gennaio 2018
Foligno tra Medioevo e Rinascimento
| Palazzo Trinci - Sala dei giganti |
“Foligno tra Medioevo e Rinascimento”
Visita guidata - Prenotazione obbligatoria
Iniziamo il nuovo anno con una passeggiata fuori porta, volta alla scoperta di due straordinari tesori di Foligno, il Monastero di Sant’Anna e il più noto Palazzo Trinci. Entreremo all’interno delle mura claustrali del Monastero trecentesco, raramente aperto al pubblico, per scoprire le meraviglie dei chiostri e delle stanze e per ammirare le preziose opere d’arte che testimoniano, ancora oggi, la sua storia secolare e quella delle donne che qui hanno vissuto in clausura. Procederemo poi alla volta delle raffinate sale di Palazzo Trinci, scrigno di preziose pitture trecentesche, dove potremo ammirare il sontuoso ciclo di affreschi del XV secolo, una delle rare testimonianze di pittura profana nella nostra Regione, opera di Gentile da Fabriano e della sua equipe.
FOLIGNO TRA MEDIOEVO E RINASCIMENTO
Sabato 20 gennaio 2018 - ore 14.30
(15 minuti prima per disbrigo iscrizioni e bigliettazione)
Luogo di incontro Porta Romana - Foligno
Visita guidata - Prenotazione obbligatoria
Costo: 10 euro
Per Info cell. : 345.27.53.472
Prenotazioni: meravigliarti.inumbria@gma il.com.
AVVERTENZE
La partecipazione alla visita è subordinata alla conferma tramite mail. Per agevolare le procedure di registrazione consigliamo ai partecipanti di presentarsi nel luogo dell'appuntamento almeno 15 minuti prima dell’inizio della visita.
Tutte le nostre visite guidate si rivolgono ai soli associati. Associarsi ha un costo di 5 Euro per gli adulti ed è gratis per i ragazzi sotto i 18 anni.
Visita guidata - Prenotazione obbligatoria
Iniziamo il nuovo anno con una passeggiata fuori porta, volta alla scoperta di due straordinari tesori di Foligno, il Monastero di Sant’Anna e il più noto Palazzo Trinci. Entreremo all’interno delle mura claustrali del Monastero trecentesco, raramente aperto al pubblico, per scoprire le meraviglie dei chiostri e delle stanze e per ammirare le preziose opere d’arte che testimoniano, ancora oggi, la sua storia secolare e quella delle donne che qui hanno vissuto in clausura. Procederemo poi alla volta delle raffinate sale di Palazzo Trinci, scrigno di preziose pitture trecentesche, dove potremo ammirare il sontuoso ciclo di affreschi del XV secolo, una delle rare testimonianze di pittura profana nella nostra Regione, opera di Gentile da Fabriano e della sua equipe.
FOLIGNO TRA MEDIOEVO E RINASCIMENTO
Sabato 20 gennaio 2018 - ore 14.30
(15 minuti prima per disbrigo iscrizioni e bigliettazione)
Luogo di incontro Porta Romana - Foligno
Visita guidata - Prenotazione obbligatoria
Costo: 10 euro
Per Info cell. : 345.27.53.472
Prenotazioni: meravigliarti.inumbria@gma
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La partecipazione alla visita è subordinata alla conferma tramite mail. Per agevolare le procedure di registrazione consigliamo ai partecipanti di presentarsi nel luogo dell'appuntamento almeno 15 minuti prima dell’inizio della visita.
Tutte le nostre visite guidate si rivolgono ai soli associati. Associarsi ha un costo di 5 Euro per gli adulti ed è gratis per i ragazzi sotto i 18 anni.
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Ubicazione:
06034 Foligno PG, Italia
mercoledì 11 ottobre 2017
Bernardo Zenale nella Cappella di Villa Simonetta
Venerdì 13 ottobre 2017 alle ore 18,00 l’Associazione Italia Medievale e Urban Center sono lieti di invitarvi alla presentazione del libro “Bernardo Zenale
nella Cappella di Villa Simonetta” (Araba Fenice, 2016) di Giorgio
Fiorese che si terrà in Galleria Vittorio Emanuele II, 11/12, a Milano. Insieme all’autore interviene Graziano Alfredo Vergani (Università degli Studi di Macerata). Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.
Il libro si occupa della Cappella Simonetta, ma anche della Villa, e, soprattutto, dell’opera – architettonica e pittorica – di Bernardo Zenale in Cappella.
I lavori degli anni recenti non han potuto rimediare ai danni dei secoli e dell’Ultima Guerra. Cappella Simonetta è scampato fortunosamente alla distruzione. Elencandone le vicissitudini, si tenta di restituire – sia con le immagini, sia con la trattazione – l’originale splendore e la “presenza” di opere d’arte straordinarie. Ci si sforza di supplire allo scomparso.
Bernardo Zenale nato a Treviglio tra 1455 e 1460 e morto a Milano nel 1526, è figura centrale nell’ambiente artistico milanese di quegli anni, ma non solo di quelli; ha rapporti stretti e scambi con Leonardo e Bramante, Foppa e Bramantino, Cesariano, Luini e Bambaia.
Negli ultimi anni di vita è architetto del Duomo.
Le sue opere pittoriche sono diffuse in molti musei, italiani e non. Per Milano e dintorni, basti citare le pitture esposte a Brera, Bagatti Valsecchi e Poldi Pezzoli; gli affreschi dele Chiese di San Pietro in Gessate, di Santa Maria alle Grazie e della Certosa di Pavia; il Polittico di Treviglio.
Di Zenale pittore si è trattato molto negli ultimi decenni, ricostruendone la vita, con difficoltà, e l’opera pittorica. Negli ultimi decenni, dopo il contributo decisivo di Maria Luisa Ferrari alla composizione del suo Catalogo, non poche altre opere gli sono state attribuite. Purtroppo, sono molte le opere scomparse.
Al contrario, di Zenale architetto – in vita quasi altrettanto famoso che come pittore – si è trattato assai poco. L’interno della Cappella di Villa Simonetta è, ad oggi, l’unica sua opera di architettura conosciuta; vi è applicato lo stesso procedimento impiegato da Bramante in Santa Maria presso San Satiro e in casa Visconti-Panigarola, ovvero l’integrazione tra spazi finti e spazi reali. Però con una novità. Graziano Alfredo Vergani è docente di Storia dell’Arte Medievale all’Università degli Studi di Macerata.
Il libro si occupa della Cappella Simonetta, ma anche della Villa, e, soprattutto, dell’opera – architettonica e pittorica – di Bernardo Zenale in Cappella.
I lavori degli anni recenti non han potuto rimediare ai danni dei secoli e dell’Ultima Guerra. Cappella Simonetta è scampato fortunosamente alla distruzione. Elencandone le vicissitudini, si tenta di restituire – sia con le immagini, sia con la trattazione – l’originale splendore e la “presenza” di opere d’arte straordinarie. Ci si sforza di supplire allo scomparso.
Bernardo Zenale nato a Treviglio tra 1455 e 1460 e morto a Milano nel 1526, è figura centrale nell’ambiente artistico milanese di quegli anni, ma non solo di quelli; ha rapporti stretti e scambi con Leonardo e Bramante, Foppa e Bramantino, Cesariano, Luini e Bambaia.
Negli ultimi anni di vita è architetto del Duomo.
Le sue opere pittoriche sono diffuse in molti musei, italiani e non. Per Milano e dintorni, basti citare le pitture esposte a Brera, Bagatti Valsecchi e Poldi Pezzoli; gli affreschi dele Chiese di San Pietro in Gessate, di Santa Maria alle Grazie e della Certosa di Pavia; il Polittico di Treviglio.
Di Zenale pittore si è trattato molto negli ultimi decenni, ricostruendone la vita, con difficoltà, e l’opera pittorica. Negli ultimi decenni, dopo il contributo decisivo di Maria Luisa Ferrari alla composizione del suo Catalogo, non poche altre opere gli sono state attribuite. Purtroppo, sono molte le opere scomparse.
Al contrario, di Zenale architetto – in vita quasi altrettanto famoso che come pittore – si è trattato assai poco. L’interno della Cappella di Villa Simonetta è, ad oggi, l’unica sua opera di architettura conosciuta; vi è applicato lo stesso procedimento impiegato da Bramante in Santa Maria presso San Satiro e in casa Visconti-Panigarola, ovvero l’integrazione tra spazi finti e spazi reali. Però con una novità. Graziano Alfredo Vergani è docente di Storia dell’Arte Medievale all’Università degli Studi di Macerata.
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domenica 12 febbraio 2017
Il Medioevo spunta dalle pareti di Santa Maria Novella
Il Medioevo spunta dalle pareti di Santa Maria Novella, sotto le pale
degli altari progettati fra il 1565 e il 1570 da Giorgio Vasari per
adeguare ai tempi correnti la più importante chiesa domenicana di
Firenze, ma incapaci di cancellarne definitivamente il passato. Che oggi
affiora da una serie di affreschi — datati dalla fine del '200
all'inizio del '500 — presentati in basilica insieme a un volume edito
da Mandragora, Ricerche a Santa Maria Novella. Gli affreschi ritrovati di Bruno, Stefano e gli altri,
a cura di Anna Bisceglia, che ne racconta la storia.
Dei tre affreschi
rinvenuti sui muri della chiesa dal 2004 in poi, durante una campagna di
restauro delle pale cinquecentesche condotta da Comune, Soprintendenza e
Opera di Santa Maria Novella, due (un San Maurizio con i suoi martiri e
un corteo di Santi) sono attribuiti a Bruno di Giovanni, pittore e
autore di burle trecentesco (citato anche da Boccaccio, che gli dedicò
una novella) mentre il terzo, sotto la pala di Jacopo Ligozzi, risale al
1480 circa ed è attribuito a Francesco Botticini. Tutti e tre sono oggi
visibili grazie a un sistema meccanico che permette di spostare le pale
che li coprono come delle persiane. Contemporaneamente, sono stati
ritrovati nei depositi della Soprintendenza altri due frammenti di epoca
giottesca rimossi ai tempi del restauro del complesso condotto da
Gaetano Bianchi (1858), oggi esposti anch'essi in basilica. Ma le
ricerche, assicurano gli studiosi, continueranno.
lunedì 16 gennaio 2017
"L'antica arte del buon fresco" a Milano
Sabato 21 gennaio 2017, alle ore 16.00 presso la Sala Conferenze del Civico Museo Archeologico di Milano (Ingresso da Via Nirone, 7), Italia Medievale e Archeobooks sono lieti di invitarvi all’incontro “L’antica arte del Buon Fresco” con Patrizia Gioia della Bottega dell’Affresco. Ingresso libero.
Attraverso le immagini del documentario
“L’antica arte del Buon Fresco”, che è una dedica cinematografica al
mondo dell’affresco, verrete catapultati in un’atmosfera antica,
affascinante ed immersiva, che vi svelerà le peculiaretà di questa forma
pittorica ormai insegnata e praticata da pochi.
Abbiamo il dovere morale di divulgare e
tramandare questa antica tecnica, eccellenza della storia dell’arte
italiana; parleremo quindi delle caratteristiche che la rendono eterna
ed essenziale, la madre di tutte le tecniche, per capire le ragioni per
le quali ha sfidato il tempo nel corso dei secoli, per comprenderle e
ammirare davvero i capolavori del ‘300 e del ‘400.
Solo la conoscenza delle fasi di
lavorazione e dei materiali usati nel corso dei secoli ci permette di
vedere e capire questi capolavori, nati dall’incontro di materiali
semplici e naturali: la calce e le terre colorate.
Parleremo degli affascinanti disegni
preparatori in terra rossa chiamati Sinopie e di come sono state
“scoperte”, del lungo processo di maturazione di un affresco che fa si
che i colori e la luminosità di un affresco migliori con il passare del
tempo.
Parleremo dell’organizzazione di un
cantiere pittorico medievale e rinascimentale, dell’avvento della carta e
dell’uso dei “cartoni”, del passaggio dalla tecnica a pontate a quella
delle giornate.
Patrizia Gioia
vi accompagnerà in questo viaggio con l’ausilio di immagini, schemi ed
affreschi per insegnarvi a leggere un affresco, per vederlo finalmente
con gli occhi della conoscenza.
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Ubicazione:
Via Nirone, 7, 20123 Milano, Italia
mercoledì 28 dicembre 2016
"Il segno del falco" presentazione a Gubbio
Giovedì 29 dicembre 2016 alle ore 17.00 presso a Gubbio nella Biblioteca Sperelliana - Sala ex Refettorio si tiene la presentazione del libro "IL SEGNO DEL FALCO. Gli Accomanducci di Monte Falcone e un'ipotesi per gli affreschi dell'Oratorio di San Giovanni Battista di Urbino" di Antonio Conti.
Gli Accomanducci sono un'antica famiglia originaria di Monte Falcone, nei pressi di Acqualagna. Farà parlare di sé a cavallo dei secoli XIV e XV, quando entra a far parte del più ristretto entourage dei Montefeltro, a Urbino, ma poi raggiungendo il rango di conti del castello di Petroia, a Gubbio. Il loro stemma raffigurava un falco posato su un monte a tre cime e proprio grazie a questo emblema, Antonio Conti, studioso d'araldica, ipotizza il collegamento degli Accomanducci con una delle più importanti opere pittoriche del gotico internazionale italiano: gli affreschi dell’Oratorio di San Giovanni Battista di Urbino realizzati da Lorenzo e Jacopo Salimbeni intorno al 1416. Ma gli Accomanducci commissionarono almeno un'opera anche a Ottaviano Nelli, pittore di corte dei Montefeltro, amico, collaboratore e socio, come ha osservato Ettore Sannipoli, dei Salimbeni. Insomma, sulle tracce di quest'antica e nobile famiglia per scoprire il ruolo di mecenati di uno dei casati più ricchi e influenti del tempo.
Gli Accomanducci sono un'antica famiglia originaria di Monte Falcone, nei pressi di Acqualagna. Farà parlare di sé a cavallo dei secoli XIV e XV, quando entra a far parte del più ristretto entourage dei Montefeltro, a Urbino, ma poi raggiungendo il rango di conti del castello di Petroia, a Gubbio. Il loro stemma raffigurava un falco posato su un monte a tre cime e proprio grazie a questo emblema, Antonio Conti, studioso d'araldica, ipotizza il collegamento degli Accomanducci con una delle più importanti opere pittoriche del gotico internazionale italiano: gli affreschi dell’Oratorio di San Giovanni Battista di Urbino realizzati da Lorenzo e Jacopo Salimbeni intorno al 1416. Ma gli Accomanducci commissionarono almeno un'opera anche a Ottaviano Nelli, pittore di corte dei Montefeltro, amico, collaboratore e socio, come ha osservato Ettore Sannipoli, dei Salimbeni. Insomma, sulle tracce di quest'antica e nobile famiglia per scoprire il ruolo di mecenati di uno dei casati più ricchi e influenti del tempo.
Ne parleranno con l'autore: Patrizia Biscarini, Fabrizio Cece, Ettore A. Sannipoli.
E' un appuntamento del progetto: Gubbio Città in Armi. Guerra e società a Gubbio nel basso medioevo.
E' un appuntamento del progetto: Gubbio Città in Armi. Guerra e società a Gubbio nel basso medioevo.
Con il sostegno di: Associazione Maggio Eugubino; Società Balestrieri di Gubbio, Associazioni dei Quartieri.
Ubicazione:
Via Fonte Avellana, 8, 06024 Gubbio PG, Italia
domenica 20 novembre 2016
I segreti di Santa Ceciclia in Trastevere
Siamo nel cuore di Roma, nel rione Trastevere e
la visita condotta da Paola Di Silvio sarà una scoperta entusiasmante all'interno di un
contesto straordinario che cela da secoli tesori archeologici e
storico-artistici di inestimabile valore...
In questo luogo, nel 230 d.C., fu martirizzata S. Cecilia. Secondo una leggenda, Papa Pasquale I ebbe una apparizione da parte della Santa che gli indicò il punto esatto dove era conservato il suo corpo, che giaceva in uno dei cubicula delle catacombe di San Callisto, sulla Via Appia. Il primo nucleo della basilica fu dunque eretto nel IX secolo d.C. da Papa Pasquale I, subito dopo il ritrovamento del corpo della Santa. Tra il XII e XIII secolo fu aggiunta la costruzione del chiostro, dell’atrio e del campanile. Nel 1599 il cardinale Paolo Emilio Sfondrati fece riesumare il corpo di S. Cecilia, che fu ritrovato in ottimo stato di conservazione, e incaricò Stefano Maderno di fare una statua in marmo riproducendo l’esatta posizione in cui fu ritrovato il corpo della Santa. Oltre alla visita della Basilica, dove potremmo ammirare la scultura già citata di Maderno, il magnifico ciborio di Arnolfo di Cambio e il mosaico del catino (IX secolo), attraverso un ascensore ricavato all'interno del convento, saliremo nel refettorio delle suore, per ammirare estasiati il famoso "Giudizio Universale" di Pietro Cavallini, che in origine decorava la controfacciata della Basilica. Scenderemo poi nel complesso archeologico dei sotterranei, rimesso in luce per lo più negli scavi del 1899: è costituito da una serie di costruzioni succedutesi dall’età tardo repubblicana ai secoli II e IV, di cui rimangono i pavimenti in "opus signinum" e a mosaico bianco-nero, un ambiente termale, una stanza con otto silos circolari e vari frammenti di rilievi. L’ultimo ambiente è la cripta, opera bizantineggiante di G.B.Giovenale (1899-1901), eseguita a spese del cardinale Rampolla modificando ambienti preesistenti (dalla fenestella confessionis si vedono i sarcofagi dei Santi Cecilia, Valeriano, Tiburzio e Massimo e dei Papi Lucio e Urbano). E infine, grazie ad un particolare permesso accordatoci dalle Benedettine, potremmo entrare nella cappella del Calidarium, generalmente chiusa al pubblico, per vedere i resti dell'ambiente delle antiche terme dove avvenne il martirio della Santa.
La durata della visita guidata è di ca 2 ore/ 2.30.
Il costo della visita guidata è di 10 euro a persona (il costo comprende la visita guidata, il noleggio degli auricolari, di cui ognuno sarà fornito, più una piccola offerta per il convento)
Fino a 12 anni la partecipazione è gratuita.
Numero max di partecipanti 20 persone.
Poiché saremo ospiti delle Bendettine, che con le entrate delle visite gestiscono tutto il complesso, sono previsti dei pagamenti, che hanno la caratteristica dell'offerta (regolarmente registrata con tanto di ricevuta). In particolare: 2,50 euro sono da versare per la visita ai sotterranei della Basilica, e 2,50 per essere accompagnati al refettorio per ammirare gli affreschi del Cavallini.
Si prega di arrivare con gli spicci già pronti in modo da velocizzare le operazioni di pagamento. Grazie!
Appuntamento: sabato 26 novembre 2016 alle ore 10.00, Piazza di Santa Cecilia, 22
Rione Trastevere, Roma.
Per prenotare chiamare il numero 3333380505, oppure inviare una emali, specificando numero di partecipanti e lasciando un recapito telefonico, a disilviopaola@yahoo.it.
In questo luogo, nel 230 d.C., fu martirizzata S. Cecilia. Secondo una leggenda, Papa Pasquale I ebbe una apparizione da parte della Santa che gli indicò il punto esatto dove era conservato il suo corpo, che giaceva in uno dei cubicula delle catacombe di San Callisto, sulla Via Appia. Il primo nucleo della basilica fu dunque eretto nel IX secolo d.C. da Papa Pasquale I, subito dopo il ritrovamento del corpo della Santa. Tra il XII e XIII secolo fu aggiunta la costruzione del chiostro, dell’atrio e del campanile. Nel 1599 il cardinale Paolo Emilio Sfondrati fece riesumare il corpo di S. Cecilia, che fu ritrovato in ottimo stato di conservazione, e incaricò Stefano Maderno di fare una statua in marmo riproducendo l’esatta posizione in cui fu ritrovato il corpo della Santa. Oltre alla visita della Basilica, dove potremmo ammirare la scultura già citata di Maderno, il magnifico ciborio di Arnolfo di Cambio e il mosaico del catino (IX secolo), attraverso un ascensore ricavato all'interno del convento, saliremo nel refettorio delle suore, per ammirare estasiati il famoso "Giudizio Universale" di Pietro Cavallini, che in origine decorava la controfacciata della Basilica. Scenderemo poi nel complesso archeologico dei sotterranei, rimesso in luce per lo più negli scavi del 1899: è costituito da una serie di costruzioni succedutesi dall’età tardo repubblicana ai secoli II e IV, di cui rimangono i pavimenti in "opus signinum" e a mosaico bianco-nero, un ambiente termale, una stanza con otto silos circolari e vari frammenti di rilievi. L’ultimo ambiente è la cripta, opera bizantineggiante di G.B.Giovenale (1899-1901), eseguita a spese del cardinale Rampolla modificando ambienti preesistenti (dalla fenestella confessionis si vedono i sarcofagi dei Santi Cecilia, Valeriano, Tiburzio e Massimo e dei Papi Lucio e Urbano). E infine, grazie ad un particolare permesso accordatoci dalle Benedettine, potremmo entrare nella cappella del Calidarium, generalmente chiusa al pubblico, per vedere i resti dell'ambiente delle antiche terme dove avvenne il martirio della Santa.
La durata della visita guidata è di ca 2 ore/ 2.30.
Il costo della visita guidata è di 10 euro a persona (il costo comprende la visita guidata, il noleggio degli auricolari, di cui ognuno sarà fornito, più una piccola offerta per il convento)
Fino a 12 anni la partecipazione è gratuita.
Numero max di partecipanti 20 persone.
Poiché saremo ospiti delle Bendettine, che con le entrate delle visite gestiscono tutto il complesso, sono previsti dei pagamenti, che hanno la caratteristica dell'offerta (regolarmente registrata con tanto di ricevuta). In particolare: 2,50 euro sono da versare per la visita ai sotterranei della Basilica, e 2,50 per essere accompagnati al refettorio per ammirare gli affreschi del Cavallini.
Si prega di arrivare con gli spicci già pronti in modo da velocizzare le operazioni di pagamento. Grazie!
Appuntamento: sabato 26 novembre 2016 alle ore 10.00, Piazza di Santa Cecilia, 22
Rione Trastevere, Roma.
Per prenotare chiamare il numero 3333380505, oppure inviare una emali, specificando numero di partecipanti e lasciando un recapito telefonico, a disilviopaola@yahoo.it.
Ubicazione:
Piazza di Santa Cecilia, 00153 Roma, Italia
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